Comunicato stampa

Credo che quando si perde una campagna elettorale come quella persa a Rende, il responsabile politico debba trarne le conseguenze. Soprattutto se, come nel mio caso, non si pente di come è stata condotta.

E’ giusto che siano altri a guidare il movimento e a decidere strategie e linee politiche.

Dicevo che non mi pento.

Per quel che mi riguarda, ho convintamente scelto Sandro come candidato perché ero sicuro che un sindaco migliore di lui non ci poteva capitare e l’ho scelto anche perché la nostra strategia puntava a coinvolgere nella gestione del Comune molti di quelle ragazze e di quei ragazzi che nei 5 anni precedenti sono cresciuti e si sono impegnati in Insieme per Rende. Essi sono maturi per responsabilità amministrative. Sono preparati, hanno partecipato alla vita politica e amministrativa attraverso convegni, riunioni, discussioni. Sono anche umanamente pronti. Disponibili, attenti ai bisogni degli altri, pronti a lavorare per il gruppo. Capaci di gestire dissensi, capaci di effettuare analisi politiche, sociologiche, amministrative molto significative.

Sarebbe stata una gran bella cosa vedere Sandro sindaco e i ragazzi di Insieme per Rende al suo fianco a gestire il Comune con entusiasmo, capacità, condivisione.

Ma la maggior parte delle elettrici e degli elettori (poco meno di 6 su 10) di Rende ha scelto altro.

Ora al governo della città c’è chi ha chiesto voti non sui programmi o sull’affidabilità, ma ha puntato sul bitume last minute, sulle promesse di lavoro last minute, sulle promesse urbanistiche last minute, sulla cancellazione dei tributi last minute, sulle minacce last minute. Ma oltre al last minute c’è stata anche una programmazione scientifica, questa si, delle consulenze (sono stati spesi dalle casse comunali oltre 1 milione di euro in 5 anni) e una pressione molto forte da parte delle aziende che sono state fatte “lavorare” sul territorio con incarichi comunali. Su quei luoghi di lavoro non campavi se non promettevi di votare Manna.

Hanno puntato sui più deboli e li hanno costretti sfruttando i loro bisogni. Hanno “preso” il voto con promesse che probabilmente non manterranno.

Per questo non mi pento di aver contribuito a svolgere una campagna elettorale all’insegna dei programmi, della politica alta, dell’affidabilità, della trasparenza, della lealtà.

E a proposito di lealtà, non posso non citare, in chiusura, l’episodio del “lazzu” durante il confronto ad una tv privata tra Manna e Principe.

Il direttore della televisione non lo ha voluto cancellare dalla registrazione, nonostante le richieste mie e dello stesso Principe, in nome di una improbabile professionalità.

Sarebbe stato corretto e professionale, invece, esattamente il contrario.

Quell’episodio non c’entrava nulla col confronto e il direttore, proprio in nome della sua improbabile professionalità, avrebbe dovuto cancellarlo.

Prendo a prestito le dimostrazioni dei teoremi matematici. Quando non è possibile dimostrarli direttamente, si ricorre a dimostrare che il contrario è impossibile. Ad esempio, per dimostrare che 9+9 è uguale a 18, si tenta di dimostrare che 9+9 non è uguale né a 17, né a19.

Usando questo sistema, mi chiedo se invece di parlare di “lazzi”, uno dei presenti in studio, in una trasmissione registrata, durante la registrazione si fosse tolto le mutande e fosse rimasto con gli organi genitali in bella vista, il direttore avrebbe dovuto tagliare la parte?

Penso che nessuno dei lettori abbia dubbi in merito.

Ecco perché quella parte avrebbe dovuto essere tagliata. Non c’entrava nulla col confronto, né con la campagna elettorale che è stata falsata. Non so quanto abbia inciso direttamente, ma l’effetto indotto credo sia stato importante.

 

Gianfranco De Franco

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