Manna come Brezhnev

di GIANFRANCO DE FRANCO

Il candidato sindaco Marcello Manna diserta. Lascia il campo di battaglia e rifiuta di confrontarsi con il candidato Sandro Principe con un gesto di arroganza che non ha uguali. Lui che dice di sentirsi offeso, offende Sandro e i suoi compagni di partito definendoli “accoliti”. Lui che accusa gli altri di essere arrogante, è proprio lui arrogante allorquando non ha alcun rispetto per le persone che sostengono un altro candidato alle quali riserva un aggettivo spregiativo.

Non c’è che dire, Manna è proprio un “gran” signore.

Mi chiedo cosa sarebbe successo se quando Achille ha sfidato Ettore, l’eroe troiano non si fosse presentato sul campo di battaglia. Quale sarebbe stato il destino di Troia? Eppure Ettore poteva scegliere di non sfidare Achille. Poteva scegliere di rimanere con la sua famiglia. Poteva scegliere di diventare re di Troia. Anche se fosse stato un re sottomesso ad Atene, sempre un re sarebbe rimasto.

Ettore, invece, scelse di scendere in campo, ben sapendo che non sarebbe sopravvissuto. Persone come Ettore sono eroi. Persone coraggiose che difendono il proprio popolo. Ettore non fu un codardo e scelse il suo destino per amore del suo popolo.

A volte le sfide bisogna accettarle. Non si possono trovare scuse. Ettore, ad esempio, si sarebbe comportato come Manna se, pur di non scontrarsi con Achille, avesse lasciato che fosse il fratello Paride a combattere. Al contrario Ettore, consapevole del suo ruolo, si assunse le proprie responsabilità.

Manna, pur di non sfidare Principe trova la scusa banale di «una lampante incapacità di misurarsi sui programmi» da parte dello stesso Principe. Credo, francamente, che non ci possa essere mistificazione più grande. Chi mai può credere a una tale bugiarda rappresentazione della realtà?

Mi viene in mente, pur senza voler rubare il mestiere a Marta Petrusewicz, una barzelletta sovietica: «Un treno con Lenin, Stalin, Krusciov, Brezhnev e Gorbaciov si ferma improvvisamente quando i binari finiscono. Ogni leader applica la sua soluzione unica. Lenin raduna lavoratori e contadini da chilometri e li esorta a costruire più binari. Stalin spara al personale del treno quando il treno non si muove ancora. Krusciov riabilita l’equipaggio morto e ordina che i binari dietro al treno vengano estratti e rimessi in funzione davanti. Brezhnev abbassa le tende e oscilla avanti e indietro, facendo finta che il treno si muova. E Gorbaciov chiama una manifestazione davanti alla locomotiva, dove dirige un canto: “Nessun binario! Nessun binario! Nessun binario!?!».

Rinunciando alla sfida elettorale, Manna non solo dimostra di temere l’avversario, ma agisce proprio come Brezhnev che fa finta che il treno si muova e per dimostrarlo a se stesso mistifica sapendo di mistificare. Tenta di fare apparire reale una realtà (l’incapacità, “lampante” addirittura, di Sandro di misurarsi) che non esiste. Significa, in altre parole, che se Manna perderà le elezioni, e le perderà, non siederà nemmeno un giorno fra i banchi dell’opposizione. Abbandonerà i suoi compagni di viaggio, magari facendo loro credere il contrario. Esattamente come Brezhnev che, a treno fermo, cerca di far credere che si muova, oscillando avanti e indietro.

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