Manco fosse Quintino Sella

E’ francamente ridicolo che l’assessore al bilancio del Comune di Rende continui a impartire lezioni al gruppo dirigente che ha gestito il Comune dal 1952 al 2013. Manco fosse Quintino Sella.

Il Bilancio a Rende è stato diretto da persone di altissimo livello dai quali l’attuale assessore, per qualità umane e competenze tecniche, è a distanza siderale calcolabile solo in anni luce. Tanto per fare i nomi più noti parliamo di persone come Michele Iantorno (assessore dal 1963 al 1990), Franco Rubino, Giuseppe De Bartolo, Raffaele De Rango, Michele De Rango. Sono stati loro insieme (solo per citarne alcuni) a Sandro Principe, a Cecchino Principe, a Mario Portone, a Emilio Chiappetta, a Michele Lenti, a Serafino Ferraro, a Oronzo Santoro, a Mariano Pastore, a Michele Stellato, a Bruno Morrone che hanno posto le basi della nuova città.

Nessuno di loro si è mai sognato di dire bugie ai cittadini di Rende.

Mi sembra indispensabile che un assessore al bilancio debba dire sempre la verità e precisare calcoli e metodi di calcolo. I numeri, invece, per l’attuale titolare dell’assessorato sembrano essere degli optional. Parlo del caso degli 80 milioni di euro di debiti. Una “sparata” per impressionare l’uditorio, ma che non fa onore alla grande tradizione rendese. Naturalmente potrebbero esserci posizioni (ancora ignote) divergenti, valutazioni diverse sulle politiche di bilancio che, come è nostro costume, rispetteremmo, ma non possono esserci numeri “inventati”. Ogni ragioniere che si rispetti capirebbe che i numeri sono pilastri e persone che hanno responsabilità istituzionali non dovrebbero farne un uso politico. Possono essere interpretati, ma non manipolati.

L’assessore ha il dovere di spiegare da quali poste di bilancio ha preso quel numero (80) relativo ai milioni di euro di debiti lasciati dal Commissario e riferibili, quindi, alle precedenti giunte socialiste. In particolare ha il dovere di specificare l’importo dei mutui iscritti a bilancio all’inizio del periodo commissariale. E dovrebbe specificare qual è la sua politica di bilancio che non può essere ridotta al pagamento di Iva e Irap. Roba da lasciare a un semplice funzionario.

Gianfranco De Franco

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